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Perché il tedesco è difficile — per un italiano, non in generale

«Il tedesco è difficile» è una frase senza soggetto, e quindi non vuole dire niente. Difficile per chi? Un ungherese e un olandese arrivano al tedesco con due problemi diversi, e nessuno dei due è il tuo.

Costruendo materiale contrastivo per trentun coppie di lingue abbiamo imparato a porre la domanda nella forma utile: che cosa ha già in tasca questo parlante, e dove sbatterà la testa? Per l'italiano la risposta è netta. Il tedesco ti regala tre cose e te ne fa pagare quattro — e le quattro non sono quelle che temi.

Le tre cose che hai già in tasca

Il sistema vocalico. L'italiano distingue pèsca (il frutto) da pésca (quella del pescatore): hai già in testa la differenza tra [ɛ] ed [e], e lo stesso vale per [ɔ] e [o]. Il tedesco ne ha bisogno continuamente — Bett contro Beet, offen contro Ofen — e a un inglese va spiegata da zero. A te no.

L'ausiliare del passato. Il Perfekt si costruisce con haben o con sein, e la divisione è quasi la nostra: movimento e cambiamento di stato prendono sein, gli altri haben. Sono andato a Berlino → Ich bin nach Berlin gefahren. Ho visto un film → Ich habe einen Film gesehen. La trappola principale: i riflessivi, dove noi usiamo essere e il tedesco usa haben — mi sono lavato → ich habe mich gewaschen. E qualche verbo va nella direzione opposta: ho nuotato è ich bin geschwommen, ho viaggiato è ich bin gereist.

Il congiuntivo. Il Konjunktiv II spaventa mezzo mondo perché mezzo mondo non ha un congiuntivo vivo. Wenn ich Zeit hätte, würde ich kommen è parola per parola se avessi tempo, verrei: congiuntivo nella subordinata, condizionale nella principale. Stessa testa, altra grammatica.

Aggiungici le preposizioni articolate (zum, zur, im sono i nostri al, alla, nel) e il suono [ts] della z, che abbiamo già in zio e pizza.

Le quattro che fanno male

Tre generi, e spesso quello sbagliato. Non è solo che ce n'è uno in più. È che da noi la desinenza aiuta (-o, -a) e in tedesco quasi mai, e che i generi delle parole quotidiane sono spesso invertiti: die Sonne ma il sole, der Mond ma la luna, das Wasser ma l'acqua. E das Mädchen, «la ragazza», è neutro, perché i diminutivi in -chen lo sono sempre. Qualche regola c'è (-ung, -heit, -keit sono femminili), ma il vocabolario di base va imparato con l'articolo attaccato. Sempre.

Il verbo che scappa in fondo. Ich weiß, dass er morgen nach Berlin fährt. Nella subordinata il verbo va in ultima posizione; nel Perfekt il participio pure; con un modale ci finisce l'infinito. Il costo vero non è la regola, è che devi sapere come finisce la frase prima di cominciarla. In italiano si improvvisa strada facendo: è per questo che a B1 si parla ancora lentamente.

Le parole finiscono in consonante — e la consonante si spegne. Quasi tutte le parole italiane finiscono in vocale, e la nostra bocca lo dà per scontato: tendiamo ad aggiungere un appoggio («und-e», «ist-e»). In più il tedesco desonorizza in fondo alla parola: Tag è [taːk], Hund è [hʊnt], Dieb è [diːp]. Si scrive g, si dice k. Poi arrivano i gruppi consonantici — Herbst, Angst, du sprichst — che per chi è abituato alle sillabe aperte sono ginnastica pura.

La lunghezza delle vocali. Qui c'è il ribaltamento più elegante: l'italiano ha le consonanti lunghe, il tedesco ha le vocali lunghe. Fato e fatto si distinguono per la durata della t; Stadt e Staat per la durata della a. E la doppia consonante scritta non va pronunciata doppia: in Mutter la tt serve solo a dirti che la u è breve.

La sorpresa

Le cose di cui il tedesco ha fama — le parole chilometriche, i quattro casi — sono le più meccaniche di tutte. I composti si leggono a pezzi, e i casi non sono nemmeno del tutto nuovi: lo vedo contro gli parlo è già accusativo contro dativo, lo fai da sempre senza chiamarlo così.

Quello che resta difficile per anni è la coppia genere + declinazione dell'aggettivo, più l'automatismo dell'ordine delle parole. Il resto è lavoro, non talento.

Cosa portarsi a casa

  1. Da italiano parti avanti su vocali, ausiliari e congiuntivo: non trattarli come materia nuova.
  2. Impara i sostantivi sempre con l'articolo, perché il genere non lo puoi dedurre.
  3. In fondo alla parola: consonante sorda, niente vocale aggiunta, consonante mai doppia.

L'ultimo è un difetto che non ti senti da solo: il tuo orecchio è tarato sull'italiano e «corregge» quello che hai appena detto. Prophora dà un punteggio alla pronuncia frase per frase, sul telefono, proprio perché quel tipo di errore ha bisogno di un giudice esterno.

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